Carlos Barceló al MIDAC – testo di Alfonso Caputo

23 ott

Riflessioni sulla mostra “Hablar a travès de la mano” di Carlos Barceló

La creatività dell’essere umano, quando si libera dei vincoli imposti dalle circostanze, siano esse antropologiche, genetiche, storiche o sociali, può realmente fondere le condizioni di semplicità ed eccellenza.

La semplicità dell’artista che, attraverso un percorso denso dei problemi che qualsiasi crescita porta con sé, ha raggiunto l’essenza dei propri desideri e riesce ad esprimerli con naturalezza.

L’eccellenza della realizzazione che, frutto di un accumulo costante e progressivo di capacità acquisite, rende il risultato finale degno di attenzione e rispetto per la pulizia del tratto e dell’insieme.

Tutto questo si percepisce nelle opere che Carlos Barceló ha presentato in questa esposizione al MIDAC con una linearità che permette, senza filtri e sovrastrutture mentali, di cogliere la profondità del suo dipingere.

Nel suo caso l’azione non prescinde mai da un’analisi profonda e sincera, con tutto ciò che da questo può derivare, nel bene o nel male, delle proprie emozioni.

Evidente anche la capacità di non vincolare queste emozioni ad un percorso prestabilito senza per questo scadere nell’improvvisazione o peggio ancora nella casualità.

Non è un caso che i suoi titoli si identifichino con le sue stesse emozioni.

È davvero la mano che, in simbiosi con il cuore, inteso come percettore, ed il cervello, inteso come elaboratore, si fa interprete e attrice.

E come ogni grande attrice non perde l’occasione di dare il proprio tocco all’interpretazione, all’esecuzione scenica.

La tela, o la carta o quale che sia il supporto, si piega dolcemente a ricevere le linee ed i colori, consapevole che quello che sta avvenendo è un vero e proprio atto di amore.

Tutto questo e molto altro si può pensare osservando le opere di Carlos Barceló, ma ancor di più questa convinzione si rafforza attraverso la conoscenza personale di questo artista che, oltre ad essere artista in una forma indiscutibilmente alta, si rivela un essere umano in cui davvero semplicità ed eccellenza si sono fuse, attraverso un percorso di vita che è un piacere sentirgli raccontare, se si convince Carlos a vincere la sua istintiva riservatezza.

Si percepisce con chiarezza, incontrandolo, che è tuttora nel pieno del suo percorso espressivo, che è consapevole di questo e che non fugge l’ignoto, ma si sfida quotidianamente nel desiderio di dargli una forma percettibile.

Belforte del Chienti, Ottobre 2011

Alfonso Caputo

 

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