Archivio | novembre, 2011

Ventipertrenta2011 a Palazzo Bonfranceschi

30 nov

Torna Ventipertrenta ( VII edizione) evento di chiusura della stagione 2011, a cura  di  Terra dell’Arte e del MIDAC, con il Patrocinio del Comune di Belforte del Chienti.

Si può continuare a votare on line dal sito www.ventipertrenta.org fino a giovedì 15 dicembre alle ore 20.00 GMT+1 (Fuso orario dell’Italia).

 

Inaugurazione  sabato 3  dicembre ore 20.00
Palazzo Bonfranceschi
Belforte del Chienti

La cerimonia di premiazione avverrà sabato 17 dicembre alle ore 18.00.

La mostra resterà aperta fino al 23 dicembre.

“De trazos Peregrinos” di Laura Castanedo a Toluca – Messico

30 nov

II Museo dell’Acquarello, presenta “De trazos peregrinos” mostra personale di Laura Castanedo (Messico).
Laura Castanedo
, oltre ad essere la vice-presidente di Terra dell’Arte è anche co-direttrice artistica del MIDAC.

Artista di grandissimo rilievo internazionale, presenta qui un’esposizione frutto di ulteriori approfondimenti sulla figura di Sor Juana Inés de la Cruz, ricerca che ininterrottamente porta avanti da anni.
In questo momento, inoltre, Laura Castanedo sta curando per Terra dell’Arte e per il MIDAC, il più grande progetto mondiale relativo a questo immenso personaggio della letteratura Ispanica “Oyeme con los ojos” con il coinvolgimento di letterati ed artisti visivi tra i più riconosciuti. Una delle mostre presentate in questo grande progetto era Visiones Conjuntas, uno mostra che ha incluso 48 artisti e scrittori che lavorando in coppia (visuale/letteraria) hanno riflettuto e investigato sulla Fénix de América.

“De Trazos Peregrinos” è la visione personale sulle opere risultato del lavoro degli artisti partecipanti al suo progetto.

Inaugurazione, Sabato 3 dicembre alle 13:00

Il Museo dell’Acquarello è aperto dal martedì al sabato 10:00-06:00, domenica 10:00-3:00.

Ingresso libero mercoledi e domenica

Indirizzo: Melchor Ocampo no. 105, Col. La Merced-Alameda

link:

http://portal2.edomex.gob.mx/imc/patrimonio/museos/museodelaacuarela/index.htm

http://edomexico.turista.com.mx/+museo+de+la+acuarela-viewarticle-7.html

“De trazos peregrinos” sarà in corso dal 3 Dicembre, 2011 al 22 gennaio 2012.

Alfonso Caputo
Presidente Terra dell’Arte

Direttore del MIDAC

Angelo Marco Cicoria al MIDAC – testo di Alfonso Caputo

13 nov

Bicinia di Angelo Marco Cicoria

Fin dal titolo questo progetto di Angelo Marco Cicoria ci stupisce. Non è di tutti i giorni prendere spunto da un tipo di canto a due voci, tipico del Rinascimento, per dare il titolo a una mostra di arte contemporanea.

Ma come tutte le chiavi anche questa parola, Bicinia, ci apre alcune porte interessanti per entrare nell’essenza di questo artista.

La prima porta che si apre è quella della musica. Solo un conoscitore di quest’arte può sapere di questa parola.

Angelo Marco conosce la musica e la pratica da moltissimi anni con uno spirito di ricerca profondo, almeno pari alla sua ricerca figurativa.

La seconda porta che si apre è quella del Rinascimento. A volte Angelo Marco pare proprio uscire da quel tempo o meglio ancora pare viverlo senza alcuna contraddizione con il tempo presente.

Non è nostalgia. È qualcosa di diverso e più profondo. È un modo di essere.

Il suo carattere rifugge dallo stress e dalle affannate, e quasi sempre inutili, corse e rincorse dei nostri tempi.

E se a volte la mediazione indispensabile per la pacifica convivenza lo porta ad accettare alcune delle inevitabili pressioni del giorno d’oggi, nella sua espressione artistica la sua libertà è totale, senza tempo e senza limiti.

Nell’atto espressivo non ammette intromissioni e non si piega a compiacimenti di facile conseguimento.

Fuori il tempo dentro l’essenza. Fuori lo spazio e dentro la ricerca. Fuori resta tutto quello che, inevitabilmente, cerca di condizionare il flusso incessante dei suoi pensieri.

Anche le lettere e i numeri partecipano a questa composizione, apparentemente casuale, che segue, invece, silenziosi e mistici collegamenti che ci riportano ad un vivere, più che a un apparire, fatto di sostanza.

Questo anche in presenza di figure che sembrano trasposizioni di sogni e di fiabe.

Quando le figure si fondono lo fanno come in una danza che segue note dimenticate e scale musicali non più in uso.

Armonia dell’essere e pienezza espressiva si manifestano in un getto continuo di lavori che in realtà non finiscono mai.

Solo quando se ne distacca, in termini assolutamente materiali, forse, riesce a considerarli finiti, ma a patto che non li riveda, perché potrebbe nuovamente ricominciare a cesellarne i più piccoli dettagli.

Il canto a due voci, la bicinia, in questa mostra è rappresentato dalla compresenza di due tipologie di lavori che apparentemente in conflitto tra loro, per aspetto, per tecnica e per supporto, confluiscono in realtà in un unicum che anche agli occhi del più distratto degli osservatori non può non presentarsi come completo.

L’identità dell’artista traspare prepotente al di là della sua volontà, neanche tanto nascosta, di rendersi invisibile, per non disturbare la creazione di un rapporto diretto e personale tra l’osservatore e le sue opere.

Nel suo essere a ritmo con il tempo presente, pur liberandosi delle sue trappole, nel suo essere in armonia con il suo ambiente, pur mantenendosi discretamente autonomo dallo stesso, è l’essenza di Angelo Marco Cicoria.

Probabilmente questo è quello che vuole. Sentirsi libero in ogni momento di salutare, con discrezione, e di andare per scoprire qualcosa di diverso che lo aiuti a sfuggire alla banalità di gesti ripetuti e non creativi, nel senso più letterale del concetto.

Rifuggire dalle gabbie di un pensiero omologato è proprio di chi, senza alcun proclama, ricerca senza soluzione di continuità e senza condizionamento alcuno.

Naturale quindi risulta lasciarsi andare seguendo il movimento eterno e senza soste dell’universo racchiuso nei quadri di Angelo Marco Cicoria.

Alfonso Caputo
Novembre 2011
Belforte del Chienti

Angelo Marco Cicoria al MIDAC – testo Umberto Maria Milizia

13 nov

Angelo Maria Cicoria a Belforte del Chienti

Angelo Maria Cicoria si presenta in questa mostra al MIDAC di Belforte del Chienti con un numero relativamente piccolo di opere e questo, sotto molti aspetti,è un pregio perché dalla selezione che l’autore ci propone si possono trarre elementi utili per sintetizzare gli indirizzi della sua ricerca passata e, se si è fortunati, futura.

Si tratta di opere scelte non tanto con un criterio cronologico quanto ideologico e, forse, sentimentale; certamente quelle al quale l’autore si è maggiormente affezionato e che, probabilmente proprio per questo, non ha voluto dare via, il che, anche se si trattasse solo di un’impressione, dà maggiore interesse alla mostra.

Tutti i quadri portano la stessa tendenza dell’autore ad agire sul piano del surreale, inteso non tanto come corrente artistica e culturale quanto come modo di essere dell’animo.

Di sicuro abbiamo potuto individuare tre tendenze o, se piace di più, tre stili diversi identificabili dalla stessa disposizione fisica nella sala espositiva, anche se, va precisato subito, alcuni elementi unificano tutta la mostra: lo stile della realizzazione tecnica, il ricorrere di alcuni temi ricorrenti e, soprattutto, la personalità dell’autore stesso.

La serie di quadri più numerosa si presenta come la più omogenea, a partire dall’aspetto, unificato ed omogeneizzante dalle cornici alle dimensioni, medio piccole, ai colori, mai invadenti.

Ognuna di queste opere, isolata dalla parete dalla sua cornice, potrebbe vivere benissimo in qualunque casa, alzando il livello culturale dell’ambiente in cui si trova perché in grado di suggerire seri temi di meditazione anche se, presentati in modo arguto e sottile, si evitano quegli antipatici fenomeni di rigetto che le cose impegnative portano in momenti o luoghi di presumibile riposo.

Si tratta di soggetti immaginari e spesso fantastici, presentati talora con alcune delle caratteristiche formali dell’immagine devozionale, in cui la mente del fruitore può muoversi liberamente, non più vincolata da… se stessa all’interno di una realtà descritta con cura formale esteriormente ma libertà interiormente; una libertà che Angelo Maria Cicoria riesce a “passare” anzi, a travasare, nello spettatore.

La realtà così creata sembra quasi costruibile in una forma fisica semplice magari di carta, che è forse il materiale usato (giocattolo? modellino? soprammobile?) in realtà non interessa né il materiale né cosa ricorda apparentemente il quadro; sono solo sensazioni che aumentano le possibilità di dialogo opera – spettatore; questi intuisce di poter possedere non tanto il quadro in sé (cosa che è sempre possibile, basterebbe chiedere all’autore se volesse venderlo) quanto, per similitudine, il suo contenuto e, facendo un ulteriore passaggio di cui normalmente non si è coscienti, partecipare alla scena rappresentata.

Non ci si chieda, perciò, cosa significano le immagini in dettaglio, se si è sensibili e nella predisposizione d’animo adatta, i suggerimenti dell’autore sono una guida più che sufficiente, senza bisogno di critici.

Alcuni temi, di valore oscillante tradizionalmente tra il magico ed il razionale, come i numeri, si ritrovano anche nelle altre opere, due delle quali in un certo senso, razionalizzano i piccoli quadri surrealisti di cui abbiamo parlato, introducendo maggiori elementi compositivi di origine astratto-cubista.

Le altre due opere sono forse il culmine di tutta la mostra per la poeticità che sintetizzano, esprimono e sanno comunicare a chi ci trovi dinanzi, portando sempre a dover “muovere” la propria pigrizia mentale, ma in un mondo di maggiore spessore intellettuale e morale e per di più con una rara delicatezza, perché non si impongono con violenza ma invitano ed avvolgono l’attenzione.

La realtà surreale diviene spirituale e, senza invadere i sentimenti altrui, ci comunica quelli di Angelo Marco Cicoria.

Il quadro li comunica nel colore che svanisce e si condensa attorno a degli oggetti biomorfi, esseri vivi vagamente ispirati a quel mondo acquatico già citato negli altri quadri, che galleggiano in un campo visivo indeterminato che si può immaginare senza limiti anche se non infinito, altrimenti ci sfuggirebbe.

Questo rispetto per il fruitore è una caratteristica di Angelo Maria Cicoria, espressa molto anche dai colori sempre poco invadenti e capaci di adattare l’immagine a qualunque situazione ambientale o, invertendo i termini della questione, di renderla sempre indipendente ed autonoma.

Belforte del Chienti, 12 novembre 2011.

Umberto Maria Milizia

Angelo Marco Cicoria al MIDAC – foto inaugurazione

13 nov
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