Joaquin Rodriguez al MIDAC – testo di Alfonso Caputo

8 Mag

La invención del desierto di Joaquín Rodríguez

Anche il deserto ha un suo inizio ed una sua fine.

Ma l’orizzonte è ipotetico quando parliamo di deserto. Il deserto sembra sempre non avere mai fine.

Più si avanza e più le condizioni diventano impossibili.

Nel deserto ogni cosa perde la sua forma originaria mantenendo, a malapena, una piccola parvenza di sé.

La dissoluzione sembra parte di un processo nel quale la natura riprende possesso di quanto suo fin dall’origine del tempo.

Queste diverse serie di fotografie di Joaquín Rodríguez, all’apparenza distinte tra loro, sono parte di un unico.

Un unico che parte dall’esterno, dal deserto che circonda una città nata incredibilmente dove non avrebbe mai dovuto essere, per arrivare lentamente verso il centro dell’interiorità soggettiva dell’essere umano, verso la sua essenza, fatta del suo tempo, dei suoi amori e dei suoi dolori.

Una famiglia dissolta ancorata alla sua storia nelle foto del suo tempo, abbandonate da chi voleva fuggire alla sua stessa storia.

Una linea d’orizzonte composta da dettagli cercati ed evidenziati che parla dei ricordi perduti.

Un insieme di fotografie ognuna delle quali è testimonianza di una presenza svanita, di viaggi di sola andata, di mancati ritorni.

I dolci ritratti di un’infanzia familiare.

Joaquín Rodríguez vive tutto questo intensamente e utilizza tutte le tecniche della fotografia per sottolineare ogni passaggio.

Tecniche diverse, ma identiche emozioni.

Una dimostrazione concreta che non la tecnica, ma l’emozione è ciò che rimane.

Non è la risposta, ma è la domanda la spinta del movimento.

A volte le domande a cui è più difficile rispondere sono proprio quelle di cui si conosce la risposta.

Meglio fermarsi un attimo prima.

Meglio, decisamente meglio, lasciarsi andare alle emozioni che, lentamente, come una nenia ci cullano e ci portano ad una dimensione nella quale non esiste più il vero e il falso.

È la magia della fotografia.

È la magia della fotografia di Joaquín Rodríguez.

Alfonso Caputo
Direttore Artistico del Museo MIDAC
Maggio 2018, Belforte del Chienti

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