Ravikumar Kashi al MIDAC – testo di Alfonso Caputo

2 Lug

Un viaggio molto speciale lungo diverse espressioni fotografiche dell’artista poliedrico Ravikumar Kashi. Partendo dall’astratto e passando attraverso la spiritualità e le forti tradizioni dell’India, il suo Paese natale, possiamo completare questo viaggio circolare fino ad arrivare/tornare al punto di inizio/fine, ovvero gli esseri umani e le loro relazioni trovando l’armonia della forma, il punto di fusione tra due diverse parti di un unico universo.

Le immagini apparentemente astratte, catturate con pazienza in diversi luoghi del mondo, sono la base di un percorso nel quale viene sottolineata l’importanza dei dettagli anche quando la ricerca è rivolta ad individuare qualcosa di universale.

Senza le porte chiuse, le scritte sui muri, i colori illogicamente abbinati, non potrebbe iniziare un dialogo silenzioso in cui l’esterno funge da specchio per una interiorità non sempre pronta a materializzarsi ed a prendere forma.

E così anche l’effimera potenza messa in campo da guerrieri inconsapevoli di essere marionette al servizio di abili manovratori diventa fondamentale per la semplice ragione che ci si commuove al solo pensiero di questi disperati che, anche se di plastica, non avranno scampo in un lago colorato dal rosso del sangue innocente.

È l’emozione che conta. Conta più la percezione della realtà che la realtà stessa.

Ed è in questo che Ravikumar Kashi si dimostra capace di prenderci per mano senza diventare una presenza ingombrante.

Il tempo nella dimensione umana rapportato a quella trascendente si dimostra ben poca cosa, soprattutto in un mondo, l’India, ricchissimo di spiritualità.

Naturalmente si passa in una dimensione diversa, l’unica possibile se davvero si vuole superare una visione materiale dei rapporti, anche e soprattutto quelli tra esseri umani.

Un’armonia di sensi e di spazi che inonda una quotidianità altrimenti ottusa nel ricercare possesso e potere laddove, invece, nulla può esistere senza la comprensione profonda di essere indissolubilmente legati a tutte le altre componenti dell’universo.

Alfonso Caputo
Direttore Artistico del Museo MIDAC
Luglio 2018, Belforte del Chienti

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